Matteo's Blog
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Venerdì 13 Ottobre ore 23:30 (la notte prima)
Christchurch (Nuova Zelanda) - 18 Ottobre 2006
ARTIACCIO Domenica 22 Ottobre ore 23:30
CONCORSO Giovedì 26 Ottobre 2006
LA NEVE - Domenica 29 Ottobre 2006
MEZZI TERRA
GITA A CASTLE ROCK
VENERDI' 10 Novembre 2006 - PUNTO!!
Mercoledì 15 Novembre - CASA!
23 Novembre 2006 - M.Monroe of Antarctica
NEUTRINO E TORNIO - Giovedì 30 Novembre 2006
SCUOLE AL CRARY - Martedì 5 Dicembre 2006
Marchio di fabbrica? - Lunedì 11 Novembre 2006
La tecnologia lè bèla ma... - Lunedì 18 Dicembre 2006



Venerdì 13 Ottobre ore 23:30 (la notte prima)

Parto, bella gente, parto! Domani, 14 Ottobre da Verona inzierà il lungo viaggio verso l'Antartide che si concluderà solo giovedì 19 con il mio arrivo alla base americana di Mac Murdo.



Nei prossimi 4 giorni oltre a rimbalzare da un aeroporto ad un altro, mi incontrerò a Cristchurch in Nuova Zelanda con gli altri insegnanti del progetto Iceberg per alcuni incontri con le scuole locali. Poi il 19 mattina tutti insieme andremo laggiù.



Prima di partire volevo fare un pò il punto di queste tre settimane di attività del progetto: 10 Scuole visitate in 6 province diverse, 20 classi e quasi 400 studenti coinvolti. Questo il bilancio dei primi 20 giorni di vita del progettosmilla. Tre settimane piene zeppe di facce, tante e tutte nuove: studenti, insegnanti e presidi, tutti, indistintamente curiosi e ansiosi di partecipare al progetto. L'unico che si è dimostrato poco entusiasta è stato il mio computer portatile che ha scelto di rimanere in italia, in un buio laboratorio informatico per tentare una improbabile riparazione. Avrà paura del freddo???



Continuate a seguire progettosmilla, le sorprese non mancheranno.


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Christchurch (Nuova Zelanda) - 18 Ottobre 2006

Chirstchurch (Nuova Zelanda) la fine del mio viaggio di trasferimento verso l'Antartide. Ho contato 24 ore di aereo nette da Verona a qui. Escluso quelle di attesa dei cambi avvenuti a Roma, Bangkok, Auckland.

Sono venuto qui da solo e con un paio di giorni di anticipo rispetto alla partenza per la base Mac Murdo con lo scopo di incontrarmi con gli altri insegnanti del progetto educational e visitare alcune scuole nei dintorni a parlare di Antartide, ANDRILL e di Project Iceberg. Sono arrivato con una curiosità enorme per tutto e pure un pò irrequieta che si mescola al jet-lag e, si alleano per farmi dormire una notte si e una no.Prova vestiti con studenti delle scuole di Christchurch

Da alcuni giorni sto cercando un computer adatto a scrivere sul blog ma senza successo. Butto giù queste righe e le pubblicherò più avanti.

Con Betty (americana) e Julian (neozelandese), abbiamo fatto complessivamente 4 presentazioni. In due scuole equivalenti alle nostre elementari, una superiore e una università dove si tengono corsi per insegnanti neozelandesi. La scuola superiore è il Christs College, uno dei tre college piu esclusivi della Nuova Zelanda. L'anno scorso gli ex studenti hanno regalato alla loro scuola, come segno di gratitudine, un teatro intero nuovo.



Gli altri insegnanti del progetto li incontreremo domattina presto, prestissimo al check-in prima dell'imbarco sull'aereo cargo militare USA che ci porterà in Antartide.

Solo questi due giorni in giro per scuole con Betty e Julian sono valsi la pena di tutte quelle ore di aereo. C'è stata una intesa ottima da subito e non è stata necessaria nessuna prova delle presentazioni prima di entrare in classe.

Alla sera, al pub, si parla di scuola, ma in maniera molto piacevole. Ci si scambia esperienze, materiali, lezioni, presentazioni, indirizzi di siti. Tutto subito, lì accanto al piatto dello sushi, come se ognuno volesse dimostrare di essere più disponibile dell'altro a collaborare. Alla sera tarda, mentre torniamo in albergo un pò storni di birra, ci si confida la sintonia reciproca e ci viene il sospetto di esser stati scelti dalla stessa persona.

Ho l'impressione che in questo viaggio attorno all'Antartide, gireranno un sacco di altre cose imprerdibili.




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ARTIACCIO Domenica 22 Ottobre ore 23:30

ANTARTIDE! ci sono, son qui non c'è nessun dubbio. Ognitanto provo una leggera vertigine, mi lascio portar via da una voce che mi ripete "Non è vero, non è vero!" poi mi basta uscire e andare a prendere una boccatina d'aria e il tipo là fuori mi aspetta per chiamarmi alla realtà.... Se si chiama freddo quello che ho conosciuto finora, qui il freddo lo si dovrebbe chiamare in un altro modo. Non so come, forse iperfreddo, ultrafreddo, gelo o forse, meglio, si dovrebbe trovare un nome completamente nuovo, tipo artiaccio. Se avete proposte fatemele. E' una questione importante.

Ieri -29 °C senza considerare il vento.

Cerco un segno che vi faccia capire nella maniera più chiara possibile cosa vuol dire menoventigradicentigradisottozero e me lo trovo sotto agli occhi subito: le porte! Penso che riconoscerete anche voi nella foto qualcosa di famigliare. Porta della baseAvete mai fatto un giro nella cucina di un ristorante oppure nel retrobottega delle macellerie? No? Beh, allora fatelo, ci troverete le celle frigo. Locali per la conservazione degli alimenti a diversi gradi sottozero. Una ventina di anni fa in tutte le case i frigo si aprivano e chiudevano con questo sistema "a gancio". Da un pò son tornati di moda e si trovano anche in case glamour su frigo stile retrò.

Qui in Antartide le porte di ingresso di tutti gli edifici sono identiche a quelle. E vi assicuro che non sono messe lì per bellezza.

Dicono che durante i primi giorni lo si soffre un pò di più perchè l'organismo si deve abituare, beh, dico, speriamo che sia davvero così perchè io per il momento, lo ammetto, lo soffro abbastanza....mi sembra che non ci sia veramente niente che si possa indossare per stare un pò meglio e lasciare il freddo fuori dal tuo corpo, lontano. Posso provare ad indossare una di quelle porte.....

Finora, in due giorni di permanenza alla base, là fuori ci sarò stato, complessivamente un quarto d'ora non di più, vi assicuro che mi è bastata. e avanzata. Tutte le volte che esco e appena prima di aprire quella porta, ho, segretamente, la speranza di essere un pò più adattato della volta precedente e, tutte le volte, vengo disilluso immediatamente. Mi basta fare pochi metri per capirlo. E vorrei essere già arrivato alla maniglia della porta di arrivo. Il freddo entra da sotto i pantaloni, mi sfiora il viso, le guance, le orecchie e lo sento ovunque e immediatamente: forte, invincibile, misterioso.

Sistema di chiusura "a gancio"Poi qui ha un alleato strano: il secco, l'aridità. Nell'aria c'è l'1% di umidità che crea degli effetti di cui vi devo assolutamente parlare in un prossimo contatto. Per ora accontentatevi di sentire come suona la neve sotto i piedi (progettosmilla.it>multimedia>audio)

I vari locali della base sono distanti tra loro poche decine di metri e per per passare da uno all'altro ci si deve vestire e svestire ogni volta. Facciamo due conti. Fuori -29 dentro +15, stiamo parlando di una differenza di 44 gradi. E' come passare dalla cima del Cervino in una notte di Gennaio a una piazza di Agrigento all'una del pomeriggio di ferragosto. E questo capita tutte le volte che si attraversa quella porta. Problema uno: come vestirsi? Fosse per me girerei per la base con un piccolo trolley, pronto a cambiarmi ogni volta, ma forse è un pò poco pratico...che ne dite? Allora provo varie combinazioni di strati da mettere e togliere ognivolta, ma per ora nessuna soluzione mi soddisfa. Troppo caldo dentro e soprattutto freddo boia fuori. Quando sono là, oltre a stringere i denti e illudermi che la prossima volta sarà un pò meglio ho sempre in mente un pensiero fisso: gli esploratori di poche decine di anni fa: i loro vestiti di lana, cotone, pelle e pelo appena visti al museo di Christchurch (anche su questi avrete notizie). Trascorrevano mesi a queste temperature, anche inverni, e senza alcuna assistenza esterna. Me li immagino talmente tanto che mi sembra di vederli, in tende di cotone, rossi in viso, rannicchiati su sgabelli di legno con una tazza di metallo con dentro un pò di caffè fumante.

Mi ammutolisco.

L'antartide ha appena iniziato a spiegarmi chi è esattamente.

Io lo ascolto.

In silenzio.


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CONCORSO Giovedì 26 Ottobre 2006

Scatta il concorsone!

In molti mi chiedono se anche qui, alla base Mac Murdo in Antartide, c'è modo di comprare qualcosa? Bè certo che si può! Proprio accanto alla mensa c'è uno shop, sempre affollato di persone in piena fase di digestione, e che vende un sacco di articoli. Molti di questi sono assolutamente utili tipo saponi, occhiali, creme, guanti ma altri assolutamente no. E siccome gli americani sanno benissimo che si fanno più affari con i secondi che coi primi, hanno pensato bene di disseminare il negozietto di spilline, adesivi, portachiavi, calendari, magliette. Tutte cose made in Antartide (ehm, ehm, diciamo Messico-Antartide.....) e tutte perfettamente inutili intendiamoci, ma qualcosa mi dice che vi farebbero gola: spilline di Antarctica-USA, magliette trendy, cuffie, adesivi ricamati, cappellini, calendari, pinguini (di peluche) e molto, molto altro.

BENE! Da oggi puoi vincerne uno, semplicemente rispondendo (via mail) al quesito..


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LA NEVE - Domenica 29 Ottobre 2006

Un paio di sere fa è nevicato, erano fiocchi microscopici e radi. Li ho lasciati cadere sulla giacca per guardarli meglio, erano dei puntini infinitesimi. I più esperti sostenevano che non erano portati dal vento ma nuovi, appena formati. Appena prima di dormire ho guardato fuori, c'era uno strato di 3 cm leggero come un velo. Alla mattina successiva l'ho cercato ma non c'era più alcun segno, nemmeno nei posti più riparati. Tutto come prima, come se niente fosse successo.

Fin da bambini si impara ad associare l'idea del freddo con quella della neve, tanto maggiore è il freddo tanta piu neve cade. Poi a scuola si impara che l'Antartide è il continente piu freddo del pianeta e in un attimo si inizia a fantasticare di quanta neve può cadere lì: 3, 5, 10, 100 metri di neve, muri di neve massicci e invalicabili con cui ti inventi imprese impossibili appena prima di prender sonno nelle notti piovose di marzo. In quel momento preciso dell'anno in cui devi accantonare definitivamente le speranze di nuove nevicate.

Sastrugo piccolo"In Antartide queste cose non capitano.." pensi "..in Antartide i bambini son sempre felici, lì di neve ne devono cadere delle tonnellate!" E invece non è affatto così.

In Antartide di neve ne cade molta meno di quello che comunemente si è portati a pensare. Sulla costa un pò di più, ma al centro del continente davvero pochissima: l'equivalente di 2,5 cm di acqua. E' sicuramente meno di quanta ne cade sulle cime delle nostra Alpi. La cosa che è veramente strana qui è che la neve, semplicemente non si scioglie.

Mai.

Qui la vita di un fiocco di neve non assomiglia per niente a quella della neve nostrana ed è, invece, molto simile a quella dei granelli di sabbia del deserto.  Cade, certo, ma poi si solleva, grazie a venti violentissimi, viaggia attraverso distanze sconfinate, picchia contro sassi e rocce smerigliandoli come vetro, si mescola a granelli di sabbia, poi magari si rideposita, per poi risollevarsi e riprendere il suo pellegrinaggio.

Sciogliersi nemmeno parlarne, sia chiaro, però può capitare che venga intrappolato e accumulato sotto altra neve. Allora inizia a compattarsi sotto il peso della neve soprastante, i fiocchi si avvicinano sempre di più e gli spazi vuoti diminuiscono, fino a quando, dopo circa mille anni e a circa 80 m di profondità (progetto italofrancese EPICA ) diventa ghiaccio vero e proprio, compatto, durissimo. Questo è il suo destino ma solo quello un pò più immediato, però, perchè non è finita qui.

Il ghiaccio non sta fermo, si muove radialmente dal centro del continente verso l'esterno e finisce là dove deve andare: all'oceano, e dove sennò? Ma ci arriva lento, lentissimo, di una lentezza surreale, da esasperare, da innervosire. Centinaiadimigliaiadianni. Centinaiadimigliaia...Non so cosa ne pensate ma la lentezza mi incute timore, rispetto, soggezione, molto di più della velocità...la lentezza evoca il cosmo, l'inarrestabile. Riesce a far sembrare inutile e anche un pò buffo tutto il resto, uomo e velocità inclusi.

Forse è così che vanno le cose in questo posto, in questa bolla dove tutto è dilatato, espanso e dove un semplice ciclo di luce e buio è spalmato su 365 giorni


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MEZZI TERRA

In molti mi chiedete notizie della base e di come si svolge la vita di tutti i giorni e il rapporto con l'ambiente. Ho molte cose da raccontarvi, credetemi, e ho anche un sacco di materiale, mi manca solo un pò di tempo per pubblicarlo. Oltretutto ieri abbiamo iniziato a lavorare nei laboratori e per 4 ore al giorno siamo impegnati ad aiutare i ricercatori nel lavoro analitico sulle carote. Ma state tranquilli che il tempo lo trovo ugualmente

Oggi ad esempio voglio aprire una finestra un pò particolare sulla vita della base. Volete capire il rapporto tra uomo e ambiente? Proviamo a iniziare da un punto inconsueto. Facciamo così: osserviamo da vicino  i mezzi usati negli spostamenti via terra, quelli che si usano tutti i giorni qui.


L'equivalente antartico dei vari autobus, Punto, metropolitane e TIR con cui ci confrontiamo (e scorniamo) quotidianamente a casa nella vita di tutti i giorni. Hai visto mai? Magari ci arriva una idea nuova dell'ambiente e, perchè no, anche, degli uomini che li hanno costruiti e li guidano.

cingoliA me hanno impressionato da subito, ututti. Appena arrivato all'aeroporto della base. Mi sembrava di essere finito in un parco giochi dove si gareggia a chi guida il mezzo più bislacco. Una popolazione di mezzi uno più strano dell'altro che stuzzicherebbero la fantasia di chiunque: ragni alti e lunghi, lucertoloni dagli occhi enormi, tartarughe lunghe e piattissime, iguana col muso allungato...anche solo il pensiero di provare a classificarli fa venire il mal di testa.

Tutti, però, indistintamente hanno una cosa in comune: dal cofano anteriore esce un cavo che termina con una presa elettrica penzolante. C'è collegato un circuito elettrico che scalda il motore durante la sosta nei parcheggi, che, come potete vedere sono tutti attrezzati di corrente.

A quanto pare non sono l'unico a soffrire il freddo...


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GITA A CASTLE ROCK

Sabato sera in laboratorio di fronte al computer. Verso le 8 mi sforzo cerco di ricordare l'ultima volta che l'ho spento ma non ci riesco. Brutto segno. Dopo un pò entra in laboratorio Julian, l'amico insegnante neozelandese, con una cera da catatonico che parla da sola. Ci si guarda in faccia, ridiamo e (forse) nemmeno ce lo diciamo.

Usciamo dal laboratorio in silenzio e lo sappiamo entrambi benissimo: domani si va a Castle Rock.


I dintorni di Mc Murdo offrono buone possibilità di fare qualche piccola scampagnata disintossicante. C'è un solo problema però: qui sei in Antartide. Poco importa se tu vivi nella base più attrezzata e comoda del continente, appena metti il naso fuori dalla base comanda lui. E lui, l'abbiamo capito, non scherza. Non sono affatto rari, infatti, gli incidenti occorsi, per cause diverse, proprio durante le attività ricreative. Tra questi, alcuni, purtroppo, non si sono conclusi felicemente. Per cercare di risolvere il problema, è stato istituito un regolamento piuttosto rigido. Primo: chiunque intraprenda outdoor activitites deve fare un corso specifico (3 ore e già fatto) Secondo: prima della partenza bisogna dichiarare le esatte intenzioni (quale percorso, partenza arrivo, partecipanti ecc) iscrivendosi in un'area apposita della intranet, la rete informatica della base. Terzo: immediatamente prima di lasciare la base ci si deve recare presso la caserma dei vigili del fuoco per l'autorizzazione finale, fornita in base alle previsioni meteo, e per la consegna della radio d'emergenza.

Verso le 11 riusciamo a completare tutta la liturgia prevista e, vestiti come palombari, ci avviamo per il giro di Castle Rock: una formazione rocciosa che emerge al centro dell'isola di Ross a 5 Km dalla base. E' il percorso più lungo e durante il ritorno si passa dalla base Scott: 16 km, ore previste: 6.

Dopo un'ora e mezzo di cammino e una piccola sosta in un ricovero di emergenza (soprannominato "la mela", per la sua forma e colore) arriviamo ai piedi di Castle Rock. Stiamo bene e decidiamo di fare  anche il tratto di sentiero che porta fino in cima. E facciamo bene.

ialoclastiteLa sommità è piatta e sgombra di neve, la roccia rosso-mattone, porosa e friabile con, incastonati, grossi frammenti di un roccia nera, molti dei quali vacuolari. Pronuncio il nome che Franco mi ha detto: ialoclatsiti. Frutto, probabile, di una colata vulcanica remota nel ghiaccio. Ci guardiamo intorno e non troviamo nulla che possa assomigliare a qualcosa di già visto prima. Nuvole basse e pesanti seguono velocemente il profilo del vulcano Erebus, brandelli di altre, più alte e laminari, disegnano ombre che si spostano sul ghiaccio verso un orizzonte che coniuga il bianco e l'azzurro in tutti i modi possibili a seconda della direzione in cui lo guardi: bianco-azzuro, bianco-celeste, bianco-bianco.... Ci sediamo. Restiamo una buona mezz'ora a guardare ammutoliti, proprio come poche ore prima in laboratorio. Poi, pigramente, tiriamo fuori le macchine fotografiche e facciamo qualche scatto. Nel frattempo si alza un pò di vento, piuttosto convincente nell'invitarci a scendere e noi non ci facciamo pregare.


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VENERDI' 10 Novembre 2006 - PUNTO!!

Ragazzi: giornate pienissime qui a Mc Murdo. Questi ultimi tre giorni sono stato un pò in giro e in particolare al sito di perforazione e poi, ieri, alla base italiana (chiamata Mario Zucchelli) di Baia Terranova. Ho tanto di quel materiale da pubblicare sul sito che potrei benissimo intasare tutte le linee telefoniche da qui a lì. Dovete solo portare un pò di pazienza, perchè, tra l'altro, qui stanno arrivando anche diversi metri di carote da analizzare. Oggi vi parlo della visita guidata ai reparti della base. Noi insegnanti infatti avevamo espresso il desiderio di visitare in maniera un pò approfondita tutte le varie strutture che la compongono e la mantengono in vita durante tutto l'anno. Avevamo avanzato una richiesta attendendoci una disponibilità di 5, 6 settori, oppure al massimo una decina. Invece, di offerte, ne son arrivate ben 33!! La mensa, l'ospedale, il servizio meteo, l'aeroporto, il reparto carburanti, la serra: tutti hanno dato la loro disponibilità ad accoglierci come visitatori.

slitteQuesta settimana siamo stati nel reparto dedicato alle attrezzature utilizzate per i campi remoti, quello che noi italiani, chiameremo il Magazzino delle Attrezzature per il campeggio , e che invece gli americani, sempre assetati di acronimi, chiamano comunemente BFC: Burg Field Center : biefsi. Dovete sapere che l'allestimento di un campo remoto è piuttosto frequente e in tutte le basi antartiche. Non sono altro che insediamenti momentanei (ma possono durare anche 10 settimane) creati lontano dalla base-madre e fatti con lo scopo di permettere ai ricercatori di svolgere le loro indagini sul campo direttamente sull'oggetto della ricerca, siano essi foche, pinguini, meteoriti, vulcani o altro.

I luoghi di interesse di queste ricerche, infatti, distano anche centinaia di Km dalla base e richiedono un lavoro in situ; invece di fare la spola avanti e indietro tutti i giorni dalla base con l'elicottero, viene creato un accampamento remoto e autonomo. Il BFC è la sezione della base Mc Murdo, che fornisce tutto il materiale necessario per la loro costruzione e il mantenimento di questi campi. Immaginate una specie di megasupermercato di articoli da campeggio per l'Antartide. Una ragazza ci ha guidato per il capannone spiegandoci ogni singola fase e abbiamo potuto vedere con che cura preparano la attrezzatura, la controllano, la riparano, la conservano. Sono tutti perfettamente consapevoli che non è affatto un gioco e che anche da una singola cerniera, magari malfunzionante, di un sacco a pelo può dipendere la sicurezza della persona. E mi sembra che ormai l'avete capito che qui in Antartide l'incolumità di chi ci vive è una preoccupazione costante e viene prima di qualsiasi altra cosa, anche della ricerca scientifica.

A me, personalmente, son piaciute le slitte di legno: degli oggetti che venivano usati, identici, già un secolo e mezzo fa. Le abbiamo già viste al museo di Christchurch e sono ritenuti, tutt'ora, tra i mezzi più idonei a fungere da rimorchi delle motoslitte. Son fatte di legno e corda e la loro manutenzione è molto impegnativa: pensate che tutti i legni che formano il ripiano della slitta sono fissati al resto della struttura con nodi fatti utilizzando un'unica corda. Aspetta aspetta, mi sembra di sentirvi.......Come? mi chiedete perchè non si usano più i cani per trainarle? Ecco il motivo: dai primi anni '90 è fatto divieto di introdurli in tutto l'Antartide (non solo per il trasporto) perchè è stata osservata una forma di polmonite virale nelle foche che sembra venga trasmessa proprio dai cani.

Per rimanere in tema, di attrezzature, intendo, mi mostro anche il mio materiale personale che il PNRA (il Programma Nazionale di Ricerca per l'Antartide) mi ha fornito prima della partenza. Io non sono un tecnico del settore e non so dirvi se è il migliore materiale al mondo ma vi assicuro che tutta la nostra atrezzatura fa il proprio lavoro egregiamente, scaldando, riparando e sempre in maniera molto confortevole.....


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Mercoledì 15 Novembre - CASA!

Sono preoccupato: il mio credito con la fortuna sta assumendo proporzioni notevoli. No, dico, un insegnante in Antartide è già un discreto colpo, mi aspettavo un periodo di calma e invece, l'altro giorno, un altro sorpresona: si va a visitare la base italiana a Baia Terranova!! La mia mente si stava sbizzarrendo a immaginare in quali modi la fortuna-usuraia avrebbe saldato il conto e invece, in quattroequattrotto eccomi come visitatore alla stazione Mario Zucchelli .

Ovviamente, oltre alla dea bendata ci si son messi anche (soprattutto) i capi per mzspermettere la soluzione degli aspetti burocratici, sia quelli in Italia del Programma Nazionale in Antartide che quelli di ANDRILL che i neozelandesi. Sì perchè io e il prof Fabio Florindo siamo stati aggregati a un gruppo di ricercatori kiwi (neozelandesi) che dovevano costruire un campo remoto nella zona di Terranova che si trova a 400 km a Nord di Mc Murdo, per lo studio del plancton. L'aereo pieno di uomini e attrezzature all'andata avrebbe scaricato i ricercatori alla base italiana e sarebbe tornato indietro vuoto dopo poche ore riportandoci alla base americana in giornata. Neanche la migliore agenzia viaggi avrebbe potuto fare di meglio!

E così è stato. L'aereo era un nobilissimo DC3, un modello del 1942 (di costruzione recente, ovviamente..), di quelli che si vedono nei film in bianco e nero, se ci fate caso in Casablanca ce n'è uno identico con un gran "nasone" e la carlinga molto inclinata quando si trova a terra. Splendido per farci un giro anche sopra a un campo di mais, figuriamoci sopra all'Antartide..Il volo è durato un ora e un quarto e giurerei di non aver staccato gli occhi dal finestrino un attimo.

La cosa che mi lascia sbalordito di questo posto è la semplicità. Tu dici ghiaccio e pensi a quello bianco gibboso delle pareti del congelatore, al cubetto trasparente oppure alle fontane gelate dei posti di montagna e a poche altre cose. La nostra esperienza di ghiaccio è limitatissima e, di conseguenza anche le immagini che ci evoca. Accade esattamente il contrario per la parola autoveicolo, di cui abbiamo una esperienza fin troppo consolidata, e richiama alla mente un panorama sterminato di cose: utilitaria, gomme, cabrio, accendisigari, spinterogeno e via dicendo...

L'Antartide da questo punto di vista sta dilatando a dismisura la mia esperienza degli elementi più semplici: freddo, ghiaccio, spazio, tempo. L'altro giorno in aereo è salito sul palco sua eminenza il ghiaccio e vi assicuro che ha recitato benissimo: il bianco candido screziato dalle sventate che si trova sulla piattaforma, il verde crepacciato e rigato di detriti del ghiacciaio, quello ceroso sottilissimo e a scaglie sopra il blu scuro dell'oceano che si sta scongelando, quello rugoso verde chiaro delle spaccature da cui si staccano tracce di animali. Un autentico esercizio di stile della natura attorno a una delle parole più semplici: ghiaccio.

aereo mzs





Arrivati alla base italiana ci siam resi immediatamente conto che la distanza percorsa era ben superiore alle effettive poche centinaia di Km percorsi. Qui in Antartide il posto più vicino all'Italia, è sicuramente la base Mario Zucchelli,. Intitolata, pochi anni fa a uno dei padri delle attività italiane sul continente e scomparso prematuramente nel 2003. Ha lo stile della base neozelandese Scott, entrambe infatti hanno tutti i locali raggiungibili attraverso passaggi coperti, quindi puoi andare tranquillamente dal dormitorio al laboratorio alla mensa senza la necessità di imbottirti come un materasso. Ad aumentare il comfort poi ci pensano le persone: il coordinatore scientifico Marino Vacchi ci ha condotto in visita guidata a tutte le strutture della base. Le ricerche attualmente in corso riguardano diversi campi: il silver fish un piccolo pesce che depone le uova sulla parte inferiore sommersa della piattaforma e che è importantissimo per l'ecosistema, sulle micrometeoriti, sulla contaminazione ambientale, sulle misure geomagnetiche. In base abbiamo incontrato anche alcuni ragazzi che avevo conosciuto al corso di formazione: Diego,  Guido, Maurizio, oltre ad alcuni degli istruttori. Parliamo fitto fitto, soprattutto io e Fabio come se volessimo riappropriarci delle nostra capacità di esprimerci, dopo settimane di corpo a corpo con la lingue inglese. Il comfort e la vicinanza con l'Italia è poi massima all'ora di pranzo. Peppino e Antonio, cuochi napoletani si sono cosrtuiti una fama meritatissima in tutto l'Antartide e io e fabio abbiamo l'opportunità di verificarla di persona. La cucina è un locale aperto che dà direttamente sulla sala pranzo e che produce profumi, suoni e piatti che sono un vero punto di riferimento per tutta la base. Una vera e porpria stella polare, un faro per tutti gli italiani d'Antaride spaesati o meno.

Lasciamo la base dopo poche ore dal nostro arrivo e con un pò di rammarico.

Durante il ritorno il pilota si abbassa di quota per farci vedere da vicino il ghiacciaio Dryglasky e la natura riprende la sua lezione...


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23 Novembre 2006 - M.Monroe of Antarctica

mmonroeVi siete mai imbattuti in quelle foto in bianco e nero scattate durante la visita di Marilyn Monroe alle truppe americane in guerra Vietnam? Se vi capitano sotto gli occhi perdeteci due minuti in più e osservatele bene: lei  porta un golfino di ciniglia corto in vita, capelli ricci e corti, pelle di porcellana e sorriso cangiante..insomma, tutti i requisiti per essere la venere di quel momento e non solo. Loro sono disposti a ventaglio attorno a lei ma anche abbastanza vicini al fotografo da poterli guardare in faccia: teste che si allungano in tutte le direzioni, visi cerulei, capelli corti e ordinatissimi, occhi sgranati, facce emaciate ma sorridenti.

E' un istante perfetto e uscito dal cilindro del mago-fotografo. Parla di uomini dentro a un girone infernale, dei loro impulsi certo, ma anche del loro desiderio umanissimo di normalità e bellezza che li strappi almeno un pò da una quotidianità troppo pesante da sostenere per chiunque. Lei, Marilyn fiondata lì in mezzo alla giungla asiatica e direttamente dagli Stati Uniti. Guardando quella foto mi immagino anche come deve essere andata: l'attesa dei giorni prima, le voci di conferma, le smentite, e poi l'organizzazione per trasportala in sicurezza, le guardie del corpo, il saluto degli ufficiali, i tentativi dei soldati di scambiare due parole...Insomma la vita della base che per un giorno viene stravolta dall'evento. Lei, piccolina lì in mezzo, che guarda, ascolta e risponde ma con la testa chissà dov'è..lontana, iraggiungibile.

So di rischiare le ire dei fans della diva e pure quelle dei geologi se dico che qui a Mc Murdo il ruolo della diva lo gioca lei: la carota. Va bene, va bene lo so che vi scappa da ridere ma prendetela così, come una provocazione, ma forse non così surreale come può sembrare. L'hanno attesa per anni, hanno studiato minuziosamente tutti i dettagli non solo della scelta del sito dove prelevarla ma anche di come catalogarla, custodirla; pensate che hanno addirittura istituito dei veri e propri guardiani che le vigilano 24 ore al giorno, sono i "curator": i curatori delle carote. Ma non solo. Hanno affinato tutti i modi possibili per riuscire ad ascoltare ogni sillaba che la nostra protagonista si degnerà di pronunciare in tutti i modi che lei conosce, e cioè: colore, spessore consistenza degli strati di sedimenti, frammenti microscopici di fossili, composizione e forma dei clasti, perfino le crepe e le fratture vengono registrate e interpretate in una ricerca maniacale e ossessiva di tutti i possibili indizi. Concentrandoli tutti lì, in quei pochi cm di larghezza di quel cilindro di roccia, fango e acqua. Perchè, diciamocelo, in fondo non è niente di più e niente di meno di questo..Il tutto nella speranza di leggerli e interpretarli correttamente (vedi anche spiegazioni dei team di ricerca ANDRILL)

Di sicuro e immediato c'è la sua bellezza lunare, e sicuramente inspiegabile qualsiasi cosa riescano a tirarci fuori i ricercatori. Una bellezza che non lascia nessuno indifferente, tantomeno voi in Italia, a giudicare dal tono delle vostre mail di commento alle immagini delle carote pubblicate .

Da un paio di settimane, quindi la nostra star, finalmente è arrivata ed ha stravolto, molto democraticamente, la vita di ogni membro della comunità ANDRILL qui alla base . Tra gli aggiustamenti che la truppa ha adottato c'è stato anche il mio passaggio al turno di lavoro notturno. Da qualche giorno, infatti lavoro di notte e riposo di giorno, quindi, a causa dello sfasamento Italia-antartide vivo e lavoro con i ritmi vostri lì in Italia, anche se il grosso del gruppo ANDRILL qui vive 12 ore prima rispetto a me..oppure dopo di me e prima di voi? o dopo di voi e prima di loro..mah!!!...diciamo che c'è un pò di caos temporale, e che, si mescola, piacevolmente a quello spaziale.

In questi giorni ho avuto un'altra riprova di quanto le carote dettino il ritmo della delle nostre vite. Infatti, in questi ultimi due giorni la perforazione si è fermata per  lavori di manutenzione al pozzo. Per merito dell'equazione niente perforazione - niente carote si è deciso, ma guarda un pò, un giorno di pausa. Era il momento giusto per la classica gita aziendale e così è stato. pingA poche decine di kilometri dalla base ci sono alcuni dei siti storici più importanti. A gruppetti ci si è organizzati e da bravi turisti (noi in notturna) siamo andati in visita ai rifugi (hut in inglese) di Schakleton della spedizione del 1907-1909 e di Scott e della spedizione del 1911, quella resa famosa dalla sfida persa tragicamente, con Amudsen. Uno dei due rifugi era in prossimità di una pinguinaia e quindi abbiamo anche "timbrato il cartellino dei pinguini", così finalmente posso impedirvi di recriminarmi che sono stato in Antartide e non ho visto nemmeno un pinguino..... In effetti, lo ammetto, sono delle creature tanto incantevoli quanto adattate. Era una colonia di un migliaio di individui della specie di Adele, tutti bianchi e neri per intenderci, quasi tutti accucciati col muso in direzione del vento teso per ripararsi.

Ma è stato strano: l'aspetto naturale, paesaggio a parte , non è stato quello che mi ha colpito maggiormente. Se vi ricordate, in uno dei primi messaggi del blog vi parlavo di loro, degli esploratori, che mi sembrava di vederli di fronte a una tazza di caffè caldo su una sedia.....beh, diciamo che sono andato a trovare i posti storici autentici dove probabilmente quella scena è realmente accaduta. Ho visto le sedie, le tazze e i cucchiai che mi immaginavo. Ma anche le calze di lana, i gusci di uova, i sacci a pelo (pelo vero), i pantaloni di tela cerata, l'odore di grasso di foca e di cavallo e posso dire che mi sbagliavo. Ve lo devo confidare, quello che non mi torna e non riesco proprio a immaginare è come abbiano potuto vivere lì dentro tutto il tempo di una spedizione, che, all'epoca non dimentichiamolo, durava normalmente due anni. Arrivavano in estate, l'inverno intero (buio per 4 mesi e medie di -30°C) stavano lì a "riposarsi" e poi la seconda estate partivano per spedizione vera e propria:

fino a 4 mesi

a piedi, con qualche cane o cavallo,

verso il polo sud (1400Km)

e ritorno.

Durante il mio di ritorno, al caldo del cingolato, ho fatto un altro sforzo per capire: la strada verso casa era una pista battuta sulla piattaforma di Ross pari alla distanza media percorsa dagli esploratori in un giorno di buon cammino. Distanza: circa 35 Km Tempo di percorrenza nostro, alla massima velocità possibile: 2 ore!!! Come è possibile ?

Niente da fare anche la matematica respinge il mio tentativo di capire la fatica, la resistenza, la determinazione, i sogni, le idee.....già, le idee e i sogni...


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NEUTRINO E TORNIO - Giovedì 30 Novembre 2006


antsun

Se non siete ancora arrivati a saturazione da Antartide ho una idea per voi: l'ultimo numero del giornale "Antarctic Sun" è dedicato interamente ad ANDRILL e, non vi sembrerà vero, (!) si scarica anche tranquillamente dalla rete. Siete avvisati.

Non ditemi che non avete mai sentito parlare del giornale "Antarctic Sun"?!

Tranquilli neanche io fino a qualche settimana fa.

E' il settimanale della base Mc Murdo e un pò di tutte le basi americane in Antartide. La redazione è qui a Mc Murdo con tanto di giornalisti, direttore e tutto il resto. E' il giornale che si legge di più da queste parti, anche perchè degli altri non ne arriva manco una copia.


Parla un pò di tutto quello che capita nelle basi USA del continente: dai personaggi illustri in visita alle basi (a proposito in questi giorno c'è qui il regista Werner Herzog) , alle ricorrenze di eventi famosi, al programma delle attività ricreative e non della settimana entrante. Ma soprattutto l'Antartic Sun è solo una delle numerose forme con cui si esprime un genuino e nobile desiderio di tutta la comunità scientifica di qui: quello di rendere partecipe di ciò che si sta facendo anche tutti coloro che ricercatori non lo sono affatto.

Come dite? E' un esempio isolato? Sentite qui allora:

Il laboratorio dove si trova tutto il gruppo ANDRILL è situato all'interno del cosiddetto Crary Lab che è il centro dove si concentrata tutta l'attività scientifica della base.  Il nome deriva da Albert Crary pioniere nazionale della ricerca geofisica e glaciologica in Antartide. Subito all'ingresso della struttura c'è una vetrinetta lunga 6 metri e alta 1 contenente alcuni campioni scientifici (fossili, minerali, rocce). Ma non è affatto colonizzata dalla polvere: una persona incaricata la tiene pulita e aggiornata ogni settimana e si espongono sempre reperti molto interessanti. Nei giorni scorsi conteneva anche qualche buona idea per le scuole e di cui vi parlerò nei prossimi giorni. A me quella vetrinetta piace davvero un sacco. E' lì in bella vista, subito dopo le porte di cui vi ho parlato e ci si passa davanti ogni volta che si và o si torna dal lavoro, quasi a ricordare che non è poi così male se la ricerca ognitanto si ferma, e si volta a spiegare le cose anche a chi le sta intorno.

Mah, forse avete ragione voi, forse sono io che vedo la realtà deformata attraverso la lente dell'insegnante represso.... Sarà! Intanto qui la faccenda della divulgazione la prendono tutti molto sul serio. Non c'è un solo gruppo di ricerca del Crary Lab (che comprende circa 300 ricercatori) che si sottrae all'impegno di organizzare tutte le domeniche un tour organizzato all'interno dei laboratori e apposta per il pubblico, dove il capo spiega quello ciò che si sta facendo. E non è finita.

Tre sere a settimana i ricercatori si avvicendano in presentazioni pubbliche dove illustrano, in termini accessibili, le loro attività. Dove? in mensa, subito dopo la cena. Anche i vari guru della ricerca scientifica in Antartide che son passati di qui nei giorni scorsi non si sottragono al rito.

La comunità di Mc Murdo partecipa sempre e numerosa: falegnami, operai, ruspisti, elettricisti, sarte e/o semplici curiosi. E la cosa più bella è vedere che anche loro ricambiano la cortesia aprendo, a loro volta, le porte dei loro laboratori, officine, magazzini ai visitatori. Tra questi, magari, ci sono ancora gli stessi ricercatori che così scoprono qualcosa in più della vita della base che li ospita: come ad esempio il modo con cui viene ottenuta energia per tenere in vita tutta Mc Murdo, laboratori inclusi.

Insomma, se avete il vizio di cacciare il naso dietro alle quinte delle cose, allora Mc Murdo fa per voi. Una vera e porpria isola felice dove regna un gesto tanto semplice quanto civile: incontrarsi e spiegare il proprio lavoro.

Poco importa se lo fai attorno a un neutrino o a un tornio.


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SCUOLE AL CRARY - Martedì 5 Dicembre 2006


caps1Dalla più classica delle presentazioni con l'onnivoro powerpoint alla tesina, molto tattica, per la maturità. Dalla mostra su ANDRILL/Antartide realizzata a scuola e con il sostegno del PNRA alla sudata pagina web.  Dalla mappa concettuale con software raffinato al caro vecchio cartone bristol. Queste sono solo alcune delle idee di lavoro finale che la fantasia delle 24 scuole (e dei colleghi) partecipanti a progettosmilla stanno mettendo in campo. Tutte sono all'opera e i segnali di questa attività arrivano anche qui a 15 mila km di distanza. A loro e ai loro lavori in corso dedichiamo, da oggi, una sezione della home page. Bene così. Avanti tutta!



caps2A proposito di lavoro finale delle scuole: avevo una ulteriore idea da suggerirvi e che, guarda caso, ho scoperto proprio in quella vetrinetta che c'è all'inizio del laboratorio e di cui vi ho parlato la volta scorsa. La capsula tempo. Lo so: il nome evoca remoti ambienti odontotecnici, in realtà non è altro che un contenitore abbastanza robusto (nelle foto ad esempio potete vederne uno ricavato da un tubo idraulico) al cui interno ci si può mettere tutto il materiale prodotto per progettosmilla o anche di altro tipo: foto, video, lettere, descrizioni personali, riferimenti per la restituzione ecc ecc. Il suo destino è quello di venir chiusa-sigillata e poi sotterrata in un luogo a piacere, magari, perchè no, con una piccola cerimonia pseudoufficiale. L'idea è quella di darle la possibilità di essere ritrovata, prima o poi, da qualcuno, quindi diciamo pure che buttarla in Po non è esattamente una genialata, però potete decidere, o meglio far decidere, agli studenti molto liberamente.

In genere le classi la depositano in posti come: il pavimento della classe, un punto dell'edificio scolastico, lo spazio verde antistante la scuola oppure l'intercapedine di un muro. E' una di quelle classiche idee su cui si può far galoppare la fantasia di una classe alla ricerca e condivisione delle idee. E' un messaggio lanciato attraverso il tempo, una versione educational del classico messaggio nella bottiglia, che può servire a farli convivere con il tempo e i suoi ordini di grandezza. Non mi sembra male come idea per il vostro lavoro finale di classe che, tra le altre cose, è svolto attorno ad un progetto di ricerca come ANDRILL che in quei pochi cm quadrati cerca risposte e domande proprio attraverso il tempo.

Betty, una delle colleghe insegnanti americane che sono qui a Mc Murdo dice che poche settimane prima di partire per l'Antartide, durante alcuni lavori di ristrutturazione della sua scuola, è saltata fuori una capsula tempo risalente al 1948. Mi ha spiegato che la sua apertura è stata una occasione per festeggiare e conoscere il proprio passato, non solo per la scuola ma anche per tutta la comunità locale.



Oggi voglio convincervi definitivamente che qui al Crary Lab, il laboratorio scientifico della base, di scuola si parla molto, ma molto di più di quanto, sono sicuro, voi vi state immaginando. Nella sezione di biologia del si vede girare spesso una specie di robottino, quello delle foto qui a fianco (ROV in inglese) che viene inviato sotto al ghiaccio e teleguidato per la raccolta di campioni e materiale fotografico e video.

Beh, indovinate un pò chi l'ha progettato e costruito:

una scuola!

Anzi una classe di una scuola della California. La NASA ha indetto un concorso ( MATE. Marine Advanced Technology Education ) mettendo in palio 5000 dollari, circa duecento scuole hanno risposto partecipando con un proprio progetto. Una classe della high-school denominata LOMPOC ha vinto e 2 studentesse hanno lavorato un anno intero sotto la guida del committente e del loro insegnante di Scienze alla realizzazione del piccolo robot battezzato DAGMAR. Ecco ecco, vi sto sentendo "Sì prof ma chissà che materiali speciali sofisticati e costosissimi che hanno usato..." ah sì? lo vedete il pannello blu che c'è sopra? è un tagliere per il pane. Il controllo? un joystick dell'ATARI...Certo, diverse cose sono state acquistate in kit di montaggio, come le telecamere e i motori ma la sostanza non cambia.

Come dite? "Sono io che dopo un mese di Antartide ho perso il contatto con la realtà?" Andate qui (messaggio dell'11/11) e guardate coi vostri occhi....c'è anche un video. Poi fatemi sapere via mail. Testoline. Vi aspetto.

rov


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Marchio di fabbrica? - Lunedì 11 Novembre 2006

Uno dei piccoli lussi quotidiani che ci si prende qui durante le lunghe nottate trascorse al laboratorio è quello della pausa caffè. Proprio come in qualsiasi posto del mondo dove regna un pò di routine, anche qui si è consolidata la tradizione di quel quarto d'ora durante il quale far prendere un pò d'aria al cervello. Qui però è veramente lussuosa perchè il luogo dove andiamo a svolgere il rito è quello adiacente ai laboratori ANDRILL che ospita gli acquari della sezione di biologia marina. E ogni volta c'è un motivo per cui sorprendersi. Ci sono una ventina di vasche di tutte le dimensioni che contengono gli organismi viventi su cui vengono svolte le osservazioni scientifiche. All'entrata nessun cartello intimidatorio per i visitatori sullo stile "Attenti al cane" anzi...... c'è, in bella vista e proprio all'ingresso, una vasca messa lì in bella mostra e apposta per chiunque intenda curiosare un pò in giro. Tutto quello che contiene si può toccare liberamente....ma in che razza di posto son capitato?

asterLa sola acqua dell'acquario, senza le sue forma di vita, meriterebbe già di per sè una visita . E' tenuta alla stessa temperatura a cui si trova in natura e cioè ben -1,8°C. Per la cronaca, non congela, grazie ai sali disciolti che ne abbassano il punto di congelamento ben al di sotto del canonico zero centigrado. Una delle sfide che ci lanciamo durante la pausa prevede di resistere il maggior tempo possibile con le mani immerse nell'acqua. Divertente sì, ma non per molto....Appena le immergi te le senti schiacciare, stritolare, spremere e più ci stanno, più fanno male. Non c'è alcuna possibilità di abituarsi, almeno per quanto mi riguarda. Resisto qualche decina di secondi, e infatti perdo quasi sempre (quasi come a biliardo..). I più bravi riescono a resistere anche un paio di minuti. Tra questi i più matti ci fanno pure il bagno. Integrale. In uno di quei buchi dove si immergono i sub. Pochi secondi, sia chiaro, ma senza muta. Nemmeno il costume. Completamente nudi e immersi completamente, con l'acqua a -1,8°C. Avete presente?

Fin qui vi ho parlato solo dell'acqua ma le forme che ci vivono hanno tutti un sacco di storie interessanti da raccontare che spiegano le infinite soluzioni adottate per resistere ad un ambiente gelido e che rallenta a dismisura tutte le attività biologiche fino ad arrestarle completamente. Molti di questi adattamenti sono studiati (e mi sono stati spiegati) qui nei laboratori di Mc Murdo.

Partiamo da quelli più simili a noi: i vertebrati. Pinguini e pesci. I primi sono tra i migliori apneisti che la natura abbia creato. Non so a voi a me sembra davvero un miracolo che riescano pure a camminare eretti fuori dall'acqua, seppur goffamente. Riescono a stare in apnea anche per 20 minuti filati, immergersi fino a 500m di profondità e sopportare concentrazioni di ossigeno nel sangue talmente basse che stenderebbero qualsiasi uomo.

E i pesci? In Antartide ve ne sono alcune specie, studiatissime, che sono gli unici vertebrati al mondo il cui sangue, oltre a contenere un vero e proprio "antigelo naturale" è totalmente privo di globuli rossi ed emoglobina. Nonostante possiedano il gene per la sua sintesi non la producono affatto e per un semplice motivo. Anzi due.

Contrariamente a quanto succede nei sistemi acquatici di tutto il mondo, da queste parti la carenza di ossigeno disciolto non è affatto un problema per gli esseri viventi. Nell'acqua così fredda ce ne sta naturalmente tantissimo (legge di Boyle), quasi il doppio di quello che si può trovare in una acqua di un mare tropicale. Alcuni di questi pesci riescono addirittura a discioglierlo nel loro sangue trasparente attraverso la pelle. A migliorare la situazione si aggiunge il fatto che agli organismi ne serve davvero poco, perchè il metabolismo come già detto è rallentatissimo. Provo a darvi una idea precisa di cosa intendo per "lento": i fondali antartici sono popolati da un bivalve del genere Laternula e di cui ne esiste una specie molto simile in zone tropicali. Le uova della specie ai tropici hanno una incubazione di alcune settimane, mentre quella antartica quì è di ben 4 anni..

Ma non può esser tutto rose e fiori...La controindicazione più grave delle basse temperature è piuttosto inconsueta: la densità. Tutti i fluidi, corporei inclusi, a quella temperatura hanno una densità talmente alta che costringe il sistema circolatorio, cuore in particolare, ad un lavoro supplementare. Ecco allora che molti vertebrati adottano il sistema di ridurre, se non eliminare del tutto, i globuli rossi e la emoglobina. Così il sangue è meno fluido e più facile da veicolare.

Ma i veri padroni dei mari antartici sono gli invertebrati (vedi guida splendida online ). Sono presenti in grande quantità e numero di specie. Molte di queste ne evocano altre simili già osservate alle nostre latitudini ma di taglia ben più piccola. Sembra infatti che un'altra conseguenza del metabolismo più lento e della ricchezza in ossigeno delle acque sia lo sviluppo di forme di maggiori dimensioni.

ll ricercatore mi spiega il filone di ricerca che sta seguendo e che ha come oggetto lo studio delle uova di alcune specie di invertebrati e che dovrebbe migliorare la conoscenza dei meccanismi di scambio di gas tra le cellule e l'ambiente esterno. Una ricerca con probabili ricadute positive anche di tipo biomedico. Dopo avermi spiegato tutti i dettagli, verso la fine della visita, perde d'improvviso la sicurezza e sorridendo un pò imbarazzato mi fa una confessione: Nonostante le numerose ricerche sugli invertebrati dell'Antartide, molti e importanti aspetti ecologici di questi organismi (riproduzione, alimentazione, presenza di parassiti ecc) rimangono tutt'ora completamente sconosciuti....mentre torno al mio laboratorio mi viene il sospetto di essere incappato in un altro marchio di fabbrica di questo continente: la costante presenza, a volte anche un pò sfacciata, dell'ignoto. Ma non le avevamo esaurite le cose da scoprire su questo pianeta??


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La tecnologia lè bèla ma... - Lunedì 18 Dicembre 2006

crozier

A parte la mia pettinatura, questi giorni sono stati da incorniciare.

L'Antartide ha pensato di fare due regali di Natale e quasi in simultanea. Diciamo che non li ha proprio potuti mettere sotto l'albero, dal momento che quello piu vicino è a 3000Km da qui, ma li ha fatti ugualmente. Regalo numero 1: ha permesso ai ricercatori di ANDRILL di superare i 1000 m di profondità sotto al fondale del suo oceano. Regalo numero 2: ha deciso di regalare una giornata di condizioni meteo eccezionalmente belle nel giorno esatto in cui 8 persone, me inclusa, a bordo di un elicottero si sono mese in testa di guardarlo da molto vicino.

Se le due cose
... sono in relazione questo non ve lo si dire, posso solo dirvi che quello che è capitato è merito suo, dell'Antartide. Ormai mi sembra di averlo ripetuto a sufficienza che quello che l'uomo fa su questo continente è merito suo in misura molto minore di quello che sembra. E' soprattutto il continente che glielo permette. Se lui si mette in testa di ostacolarti in qualche modo, puoi stare tranquillo che tu non riesci a fare nulla: non c'è tecnologia, elicottero, cingolato o computer che tenga. Questa semplice considerazione è ben presente nei pensieri di ogni persona sia sul lavoro che nelle azioni quotidiane che si compiono. Vi faccio un esempio: ti trovi a pranzo in mensa, il tempo peggiora improvvisamente e le condizioni meteo vengono dichiarate del tipo 1 (quello peggiore). Il regolamento della base prevede che tu non possa nemmeno uscire dalla mensa e fare quei 30 m che ti separano dal dormitorio. Tu devi stare lì dentro a oltranza, fino a quando le condizioni vengono dichiarate del tipo 2 oppure 3, il migliore della scala.

Penso che riusciate quindi a comprendere quanto preziosi siano i regali ricevuti: entrambi sono arrivati al termine di un periodo di 4-5 giorni in cui la stanchezza ci stava segnando un pò più del lecito: uno strano rallentamento nella attività di estrazione della carota, un pò di nervosismo latente, e forse anche un pò di nostalgia avevano appesantito le giornate.

Sembravamo tutti un pò sospesi a metà nella classica posizione delle comiche: un piede sul pontile e un altro sul bordo della barca che si sta allontanando. Noi lì in mezzo. Senza possibilità di movimento, senza prospettive se non quelle di finire in acqua.

Poi le notizia bomba e senza alcun preavviso. I 1000 metri di profondità del pozzo sono stati raggiunti il giorno 17 Dicembre alle ore 13.00 locali corrispondenti all'1 di notte italiane dello stesso giorno: chissà se qualcuno di voi in quel momento preciso stava facendo o ricevendo regali?

E' la maggiore profondità mai raggiunta con una perforazione in tutto il continente antartico. Come potete leggere dal report , le aste di perforazione sono un bel pò più piccole, meno di 5 cm di diametro e non sono mancati i problemi tecnici, ma ci si è arrivati, non si scappa! Per darvi una idea di cosa vuol dire riportare in superficie una carota che si trova a 2Km di profondità (1 nell'acqua e ghiaccio e 1 nelle rocce) considerate che il viaggio dura complessivamente circa 2 ore. Questo solo per recuperare la carota. Il cambio di tutte le aste, invece, dura sulle 12 ore, sempre che tutto proceda bene...è chiaro.



pinguIl secondo regalo, invece, l'Antartide me l'ha voluto fare di persona. Ognuno di noi appena arrivato a Mc Murdo aveva la possibilità di prenotarsi per una gita naturalistica in elicottero in Antartide scegliendo tra una gamma di 4 opzioni differenti. Io mi ero prenotato per il giro dell'Isola di Ross con visita alla piattaforma e alla linea di formazione degli iceberg (vedi schema alla pagina report per capire che cos'è). Poi per un mese abbondante, più nessuna notizia. Tutte le altre escursioni si sono svolte regolarmente. Alcune anche con esiti mediocri a causa delle condizioni meteo, (c'è sempre lui di mezzo...) ma del tour da me scelto nessuna notizia. Incominciavo a temere il peggio. Poi, lo stesso giorno dell'annuncio dei 1000m raggiunti mi dicono che il giorno successivo si sarebbe svolta l'escursione prevista.

E' durata complessivamente 7 ore. Il tempo era splendido (grazie Antartide!) ed è stato il culmine di questi due mesi. Ma vi  assicuro che mi verrebbe da esagerare....

Abbiamo visitato complessivamente tre siti dell'Isola: Cape Byrd, il Monte Terranova e Cape Crozier. Il primo e l'ultimo sulla costa e in prossimità di pinguinaie. Sul Monte Terranova ci si è andati per visitare una spedizione neozelandese che sta portando avanti un progetto di ricerca che prevede lo studio di carote di ghiaccio.

A Cape Byrd i siti di atterraggio e decollo erano distanti circa 5 Km. Li abbiamo fatti a piedi e impiegandoci una quantità di tempo spropositata ma appena sufficiente per fare un sacco di cose: camminare, fotografare, osservare, stupirsi, ridere, urlare, commuoversi e soprattutto pensare di fronte al regalo ricevuto.

A Cape Crozier abbiamo camminato molto meno ma la scena si è ripetuta identica, non è servita a nulla l'esperienza precedente. Anche lì, tra di noi, si son viste le stesse scene: occhi sbarrati, bocche spalancate, lacrimoni agli occhi e non per il freddo, gente che si abbraccia senza motivo, allegria diffusa e del tipo molesto....anche da parte di uno dei capi scientifici di ANDRILL che era con noi e che non è nuovo a esperienze simili. Vi risparmio le mie solite omelie e vi rimando alle foto (sia in galleria fotografica ma soprattutto panoramiche) e ai video che trovate online. Voglio infatti parlarvi di una terzo e ultimo evento molto importante e che ci riguarda.

Tra tre giorni rientro in Italia.

Si conclude la seconda fase di progettosmilla.it ma non tutto il progetto che continuerà anche nel mese di Gennaio con le visite alle scuole. A proposito: online potete trovare anche la prima versione del calendario che seguirò per le visite alle scuole. E' solo una prima bozza a cui sicuramente dovrò apportare delle modifiche. Il consiglio è quello di tenere d'occhio progettosmilla.it per gli aggiornamenti successivi e anche perchè in questi ultimi giorni pubblicherò ancora un paio di cose che sono sicuro vi possono interessare.

Questa è invece, sicuramente, l'ultima cronaca che faccio dal continente e non posso che concluderla ringraziando tutti quelli che mi hanno seguito, scritto o anche letto per caso una sola volta. I numeri dicono che non siete pochi là fuori e comunque molti di più delle mie previsioni più ottimistiche. Ma le statistiche non dicono tutto e da qui non ho una visione chiara e obbiettiva.

Spero, sinceramente, di essere riuscito a farvi partecipi almeno un pò, delle vicende di questi due mesi, e soprattutto di rivedervi e raccontarvele di persona. Tutti. Uno per uno...

La tecnologia lè bèla ma a quattr'occhi è tutta un'altra cosa.

A presto

Matteo




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Giovedi 21 settembre scorso Progettosmilla é partito ufficialmente e ha scelto un gran bel posto dove farlo. Appena fuori Rovereto c'é un paesino che si chiama Mori la sua scuola media si chiama Malfatti e grazie alla disponibilità di una sua insegnante Maria Giulia Sottoriva e della preside la classe 3°C é la prima in assoluto ad aderire al progetto. Arriviamo con un'ora di anticipo per preparare tutto il materiale necessario per la esposizione alla classe (lucidi, proiettore) e anche per conoscere da vicino questa scuola. Sono curioso e un pò teso.
Dentro regna silenzio e pulizia. I locali sono ampi e luminosi e attraverso i grandi finestroni entra, di autorità, un gran bel paesaggio trentino corredato dagli immancabili moschettieri Zugna-Stivo-Finonchio. Sui muri enormi frecce colorate dipinde vanno in tutte le direzioni.
Faccio conoscenza di preside, insegnanti, personale e spiego il mio progetto. Tutti manifestano grande disponibilità e curiosità e si rendono conto che può essere una ottima occasione per stimolare interesse e motivazione negli studenti durante l'anno.

Suona la campanella, inizia l'intervallo, le porte delle classi sparano fuori studenti come fossero proiettili di mortaio. Nel giro di qualche nanosecondo, il cortile si riempie di studenti, qualcuno mi guarda con curiosità, molte facce distese e che vivono l'intervallo come fosse un piccolo Natale.

Rientriamo nella classe, già attrezzata e inizio la mia esposizione: l'ambiente antartico, il progetto ANDRILL, foto, filmatini, simulatori della Terra e una piccola attività con delle figurine-lucido dei continenti. La prof Sottoriva si presta a fare qualche ripresa che poi utilizzerò per fare un piccolo filmato-resoconto della giornata. I ragazzi sgranano gli occhi, dopo un pò iniziano le domande e io mi rilasso.

foto1 Scopriamo insieme che in classe c'é anche Olga una insegnante di appoggio di origini russe. Ha vissuto 4 anni in un paesino della Siberia e ci spiega un pò cosa vuol dire vivere 6 mesi di luce e 6 di buio come quelle che ci sono in Antartide. Olga ha vissuto anche in Ucraina e nella Russia Orientale piú remota....quante cose da raccontare che avrebbe!

Enrico, Nicola, Anna, Mattia ora le domande piovono a dirotto. Con calma e insieme a Mariagiulia rispondiamo a tutte. Nessuna esclusa.
Alla fine facciamo ancora qualche ripresa di gruppo, tutti insieme, da mandare ad alcune classi negli Stati Uniti che stanno lavorando, come loro, al progetto ANDRILL. Suona la campanella, smaltiamo ancora le ultime domande e coriosità poi ci avviamo verso l'uscita seguendo la grossa freccia gialla sul muro.

In macchina, sulla strada del ritorno, ripenso a come é andata e come/dove migliorare ma sono sereno. Dopo un paio d'ore, a casa, controllo la posta, ci sono due messaggi di studenti della media di Mori.
Li apro, leggo e rispondo. Sono felice. Ma per davvero.




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